Paura dei pagliacci: nome, significato in psicologia e quando è una fobia

Pubblicato il 2 Settembre 2019 alle 23:44 Autore: Adriana Moraldo
Paura dei pagliacci: nome, significato in psicologia e quando è una fobia

Questo è un breve ma intenso viaggio nel mondo di chi ha paura dei pagliacci. Che si tratti di fobia o di una semplice sensazione di disagio, è molto comune, soprattutto nei bambini ma non solo, essere intimoriti dai clown. Tale senso d’angoscia è per molti versi simile a quello che spesso si prova al cospetto di bambole di porcellana, automi, pupazzi e manichini.

Potrebbe apparire del tutto paradossale che un personaggio creato con il precipuo scopo di intrattenere e divertire il pubblico in realtà nella stragrande maggioranza dei casi provochi emozioni negative. Tuttavia è la psicologia e lo sviluppo storico della sua figura a fornirci interessanti spunti di riflessione. Facciamo dunque un passo indietro per scoprire se il clown ha sempre avuto un doppia personalità e soprattutto perché la nostra mente percepisce la sua presenza come potenzialmente pericolosa.

Paura dei clown: le origini

Il clown, come lo conosciamo noi nasce nel XIX secolo con Joseph Grimaldi. L’attore e danzatore britannico unì la comicità spontanea latina alla tipica buffoneria anglosassone creando l’immagine del pagliaccio moderno. Il primo cenno evidente al suo lato oscuro nasce proprio con Joseph. L’artista ebbe una vita difficile costellata di eventi negativi. Proprio i due diversi aspetti dell’uomo, sorridente sul palco e sofferente nella sua intimità, hanno trasmesso l’idea di una realtà diversa nascosta sotto il pesante trucco da clown. A favore di questa tesi ci sono le parole dello stesso Grimaldi che spesso diceva al pubblico: “Io sono tetro tutto il giorno ma di sera vi faccio ridere“. Inoltre Charles Dickens si occupò della biografia dell’artista tramandando quindi anche ai posteri la triste storia dell’uomo e contribuendo in qualche modo alla paura dei pagliacci.

Se dopo Joseph per un certo periodo i clown perdono in parte la componente ambigua, come ad esempio quelli circensi, con Jean – Gaspar Debrau torna l’idea del pagliaccio dalla duplice personalità. L’artista francese divenne famoso per il suo Pierrot, buffone con una lacrima disegnata sul viso. Facendo un grande passo in avanti giungiamo poi al momento in cui la figura del goffo comico si lega indissolubilmente a quella dell’uomo diabolico.

Paura dei pagliacci: il serial killer John Wayne Gacy

Negli anni ’70 del ‘900 il serial killer di adolescenti John Wayne Gacy segna un punto di non ritorno nel processo di demonizzazione del pagliaccio. Lo spietato aguzzino infatti, mentre nell’ombra si dedicava alla tortura e uccisione di poveri ragazzini, pubblicamente in occasione di feste si travestiva da clown intrattenendo così i bambini.

Il cinema, come ogni prodotto della mente umana, ha inglobato e interiorizzato questa tragedia e dopo l’apparizione di un clown giocattolo in Poltergeist del 1982, il pagliaccio mefistofelico assume connotati ben precisi grazie ad It, capolavoro di Stephen King.

It il pagliaccio assassino

Dal punto di vista letterario Il best seller It ha influenzato generazioni di bambini e adulti lasciando poche speranze di redenzione al clown ballerino dai denti aguzzi. Enorme impatto poi hanno avuto sia la miniserie del 1990 che la pellicola del 2017. La prima ha potuto contare sulla straordinaria performance di Tim Curry che ha terrorizzato milioni di adolescenti che oggi infatti hanno paura dei pagliacci.

Una menzione merita poi anche Rob Zombie, cantante, regista e sceneggiatore dal grande talento i cui film dall’estetica inconfondibile hanno aggiunto nuovi inquietanti dettagli al buffone dal naso rosso. Quando oramai la memoria del vecchio It iniziava a sbiadirsi, Andrés Muschietti ha portato sul grande schermo una nuova trasposizione del romanzo che non ha deluso le altissime aspettative dei fan. La paura dei pagliacci quindi dal punto di vista storico appare piuttosto giustificata ma la psicologia cosa ci dice a riguardo?

Paura dei pagliacci: quando è una fobia

È definita coulrophobia la fobia dei pagliacci. Sebbene attualmente non sia riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è molto più diffusa di quanto si possa pensare. È importante però non confondere la paura, sentimento del tutto naturale e utile che l’uomo nel corso della crescita impara a gestire, dalla fobia che invece è fortemente limitante.

Tale condizione si verifica quando la paura è irrazionale, sproporzionata e paralizzante. Le persone che ne soffrono sono consapevoli che l’angoscia provata è eccessiva e non motivata dal punto di vita razionale ma non possono controllarla. L’ansia da fobia infatti produce sintomi fisiologici come tachicardia, nausea, senso di soffocamento, rossore e sudorazione eccessiva.

Significato in psicologia della paura dei pagliacci

È proprio Sigmund Freud, fondatore della psicanalisi, a sciogliere il nodo della questione descrivendo come Das Unheimliche, tradotto il perturbante o sinistro, la paura che si sviluppa quando una cosa, una persona, un fatto o una situazione viene avvertita come familiare ed estranea allo stesso tempo provocando così nell’individuo una sensazione di confusione e disagio.

Un tipico esempio di perturbante sono le bambole di porcellana, i manichini, i fantocci e… i clown! Questi ultimi infatti hanno in parte una fisionomia umana e quindi riconoscibile ma il pesante trucco, unito ad alcune caratteristiche del corpo esagerate come i piedi molto grandi, il naso finto e un sorriso più che smagliante, rendono questo personaggio simile a noi ma non del tutto e quindi sinistro.

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Autore: Adriana Moraldo

Laureanda in Lettere Moderne è appassionata di cinema, letteratura e musica. Collabora con Termometro Politico da ottobre 2018. Attualmente si occupa della sezione Termometro Quotidiano e scrive articoli di tempo libero, spettacolo, cinema e televisione.
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