Claudio Bravo Camus: chi era il pittore del doodle Google dell’8 novembre

Pubblicato il 8 Novembre 2019 alle 14:02
Aggiornato il: 11 Novembre 2019 alle 14:53
Autore: Daniele Sforza
Claudio Bravo Camus: chi era il pittore del doodle Google dell’8 novembre

Claudio Bravo Camus era un pittore cileno iperrealista: guardando molti dei suoi quadri, infatti, si ha come l’impressione di ammirare delle fotografie, visto l’effetto di realismo pittorico che richiama la tecnica del trompe l’oeil. Camus è noto soprattutto per i suoi “pacchetti di carta”: proprio a questi si è ricollegata Google che oggi dedica il suo Doodle quotidiano proprio a questa serie di quadri realizzati da Camus quando era in Spagna.

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Claudio Bravo Camus: ecco chi era il pittore cileno

Claudio Bravo Camus nasce a Valparaìso, in Cile, l’8 novembre del 1936. Fu appassionato studioso delle correnti del Rinascimento e del Barocco, che influenzarono la sua pittura, ma anche del surrealismo. Viaggiò e lavorò in diversi Paesi, come in Marocco (Tangeri), Stati Uniti (New York) e Spagna. Fu un importante ritrattista di figure potenti, come lo spagnolo Franco e la first lady filippina Imelda Marcos.

A 9 anni iniziò a studiare al Colegio San Ignacio di Santiago, eccellendo soprattutto in letteratura e musica, ma è sempre l’arte che lo ha accompagnato durante tutta la sua vita. Il primo a notare le sue abilità e a crederci fu il padre Dussuel, che gli pagò gli studi di arte presso lo studio di Miguel Venegas Cifuentes, a Santiago. Il padre, inizialmente restio, accettò di continuare a pagare le spese per i suoi studi. Formato da Venegas per quasi un decennio, a 17 anni fa la sua prima mostra di dipinti a olio e riceve un buon credito, anche a livello economico. Bravo divenne in breve tempo uno dei principali esponenti della cultura cilena, a Santiago conobbe altri artisti, come il poeta Luis Oyarzun. La sua, soprattutto in giovane età, fu un’esperienza artistica a tutto tondo che comprendeva anche il balletto professionale e il teatro.

Ma furono i ritratti a permettergli di concretizzare l’intenzione di partire per Parigi. La destinazione, però, rimase solo un’intenzione, perché Bravo decise di fermarsi in Spagna, prima a Barcellona e poi a Madrid, dove si affermò come ritrattista dal taglio molto realistico. Assiduo frequentatore del Museo do Prado di Madrid, dove conobbe approfonditamente le opere rinascimentali e barocche, comincia a farsi conoscere anche negli ambienti dell’alta società. Tuttavia, nella Spagna di Franco, a un certo momento Bravo decide di cambiare oggetto dei suoi quadri, prendendo spunto da una visita delle tre sorelle che un giorno gli lasciarono dei pacchetti di carta sul tavolo. Osservando quegli oggetti, decise di ritrarli, sempre nel suo stile iperrealista.

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Il trasferimento a New York e in Marocco e la morte

L’incontro con i collezionisti d’arte Melvin Blake e Frank Purnell lo convinse a trasferirsi negli Stati Uniti, e in particolare a New York, nel 1969. Un anno più tardi tenne una mostra alla Staempfli Gallery di New York riscuotendo un ottimo successo di critica. L’ambiente cittadino newyorkese, però, iniziò a stargli stretto e Bravo decise di riavvicinarsi alla Spagna, trasferendosi in Marocco, dove conobbe uno stile di vita completamente differente rispetto a quello che aveva conosciuto e a cui era abituato. Nel 1972 si trasferì quindi a Tangeri dove continuò a dipingere, meravigliato e ispirato dalle luci e dai colori del luogo. E fu proprio nella sua casa di Taroudant che il 4 giugno 2011, a causa di due infarti, si spense.

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Autore: Daniele Sforza

Romano, classe 1985. Dal 2006 scrivo per riviste, per poi orientarmi sulla redazione di testi pubblicitari per siti aziendali. Quindi lavoro come redattore SEO per alcune testate online, specializzandomi in temi quali lavoro, previdenza e attualità.
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