Sorrisi di una notte d’estate – Bergman al cinema, la recensione del film

Pubblicato il 22 Novembre 2019 alle 12:45 Autore: Ignazio Rotolo
Sorrisi di una notte d’estate – Bergman al cinema, la recensione del film

La tranche del Supercineclub continua al Rouge et Noir, storico cinema di Palermo. Questa volta il film scelto è stato Sorrisi di una notte d’estate, pellicola del 1955 ideata, sceneggiata e diretta da Ingmar Bergman.
Il film è stato proiettato lunedì 18 novembre in lingua italiana e in lingua svedese sottotitolato in italiano.  

Bergman, mostro sacro della cinematografia mondiale, è noto per le sue tematiche strettamente legate al terrore per la morte, i traumi, la fede e la crisi spirituale, la giovinezza perduta. Alcune di queste tematiche possono sicuramente essere ritrovate in quella che viene definita la sua commedia romantica: Sorrisi di una notte d’estate.

Sorrisi di una notte d’estate – breve trama del classico

1901, primavera

Fredrik Egerman è un avvocato rimasto vedovo. Egli ha sposato Anne, una giovane, di cui il figlio di lui, Henrik – studente di teologia – è innamorato. Una notte, l’avvocato si reca da una sua amica e vecchia fiamma, l’attrice Desirée per chiedere consiglio circa il suo amore per la giovane moglie. A casa della donna egli incontrerà il Conte Malcom, amante di lei, marito di Charlotte, amica della moglie.
Friedrik, Anne ed Henrik vengono invitati a casa della madre di Desirée. Ivi, durante la notte di San Giovanni, si verificheranno intrecci e situazioni degne della meglio congegnata sophisticated comedy.

Una commedia?

Categorizzare questa pellicola come commedia non è così scontato, ma necessario per avere una vaga idea di uno dei focus del film. D’altro canto, però, basta pensare alla vittoria del premio per umorismo poetico, per comprendere la peculiarità di questa pellicola, oltre che del cinema bergmaniano in generale. È una commedia, siamo d’accordo, ma troviamo anche una certa dose di dramma.
Leggerezza e gravità si alternano, divertendo lo spettatore e dando un’intenzionale impressione da operetta: umorismo fuori tempo, personaggi sciocchi e ridicoli guidano alla risoluzione finale, anch’essa capace di drammatizzare e sdrammatizzare.

Bergman tesse una matassa di tradimenti e relazioni interpersonali in cui è possibile osservare – tra le varie situazioni – il dualismo padre-figlio, il primo, ateo convinto; il secondo, teologo con una sessualità repressa dovuta all’attrazione per la matrigna. È possibile inoltre constatare la diversa accezione di amore e seduzione in base alla classe sociale, osservando per esempio Petra, domestica dell’avvocato, interagire con Frid, il maggiordomo.

I tre sorrisi

Dopo il movimentato e selvaggio corteggiamento tra Frid e Petra. L’uomo parla alla ragazza dei tre sorrisi della notte di San Giovanni. Un primo sorriso, fra mezzanotte e l’alba, quando i giovani innamorati si aprono i cuori a vicenda; il secondo è per gli incoscienti e per gli sciocchi senza alcuna speranza; Il terzo e ultimo sorriso, infine, è per tutti coloro che han trovato la pace e la voglia di vivere con un’anima loro gemella.

Ed è proprio mentre il maggiordomo parla dei sorrisi, un po’ a Petra, un po’ allo spettatore, che la matassa di tradimenti e relazioni va sciogliendosi: Henrik fugge con Anne, sotto gli occhi del padre, che nulla fa per impedire tale avvenimento. Fredrik, ancora innamorato di Desirée, viene da lei riconquistato, dopo aver giocato alla roulette russa contro il Conte – con una pistola caricata a salve – il quale si riappacifica con la moglie, promettendo di essere più fedele. Fedeltà e infedeltà, fede e ateismo, commedia e dramma, insieme a una certa dose di tensione durante la scena della roulette russa (che riesce comunque a strappare il sorriso) caratterizzano questa pellicola di Bergman.

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Sorrisi di una notte d’estate – per concludere

Un film che vede atti spudoratamente discutibili, ma che non vengono trattati come tali. Tutto è concesso e ammesso, anche il tradimento sembra nella norma e non moralmente riprovevole, cosa quanto mai evidente dal dialogo tra il conte e la moglie. Leggerezza e gravità, ancora. Amore e tradimento, perdita e conquista. Un film che riflette molto sui dualismi, facendo proprio quell’umorismo poetico per cui è stato premiato.

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Autore: Ignazio Rotolo

Sono uno studente di Scienze della Comunicazione per i Media e le Istituzioni. Scrittura e cinema nascono come passioni che spero mi portino da qualche parte in futuro. Se sono qui è anche per questo. “Fai quello che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita”.
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