Pubblicato il 24/09/2019

Mamma Arisa indagata per falsa invalidità. Quali sono le pene

autore: Guglielmo Sano
Mamma Arisa indagata per falsa invalidità. Quali sono le pene

Assunta Santarsiero, 62enne, mamma della nota cantante Arisa, è indagata dalla Procura di Potenza nel quadro di un’inchiesta su un traffico di falsi attestati di invalidità.

Grosso scandalo su false invalidità a Potenza

La Procura di Potenza sta indagando una quarantina di persone, al momento sei sono state arrestate, per compravendita di falsi certificati medici e attestati di invalidità: tra queste c’è anche la mamma della cantante Arisa, la 62enne Anna Santarsiero. Quest’ultima, residente a Pignola, paese nei pressi di Potenza, avrebbe finto di essere invalida civile per percepire un’indennità di accompagnamento pari a 805 euro al mese.

Due anni fa circa, si sarebbe presentata alla visita di controllo in sedia a rotelle: oggi ad accusarla anche delle immagini raccolte dagli inquirenti in cui si dedica al giardinaggio in piedi senza alcun apparente problema di autosufficienza, per così dire. Dal 2017 avrebbe percepito indebitamente una cifra vicina ai 24mila euro.

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La difesa della mamma di Arisa

Anna Santarsiero si è difesa nel corso di una puntata della trasmissione Mediaset Mattino 5: “Non sto bene, sto combattendo contro la ‘Bestia’. La sedia a rotelle? La prendo sempre quando esco di casa”. In effetti, anche agli investigatori risulta come al momento la signora Santarsiero stia combattendo contro un cancro (la ‘Bestia’, appunto), tuttavia, l’ottenimento dell’invalidità civile non sarebbe comunque avvenuta per questo motivo e comunque non tramite la trafila corretta.

A parte il fatto che diversi testimoni hanno affermato di vederla spesso girare in paese senza bisogno di sedia a rotelle ma neanche di un bastone per appoggiarsi (insomma riuscirebbe a camminare tranquillamente), nell’ordinanza di custodia cautelare il Gip si ipotizza, sulla base di alcune intercettazioni telefoniche, che sia riuscita a farsi riconoscere l’invalidità pagando una tariffa ben stabilita a “un sodalizio criminale composta da faccendieri, medici e avvocati potentini finalizzato al compimento di truffe seriali ai danni del’Inps” ancora da quantificare con esattezza ma si parla di centinaia di migliaia di euro.  

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