Chico Forti: inchiesta sull’ergastolo Usa, i punti oscuri

Pubblicato il 20 Novembre 2019 alle 15:38 Autore: Guglielmo Sano
Chico Forti: inchiesta sull’ergastolo Usa, i punti oscuri

Un nuovo servizio delle Iene, andato in onda nella puntata di ieri martedì 19 novembre 2019, riporta sotto la luce dei riflettori la vicenda di Chico Forti; il nostro connazionale si trova in carcere negli Usa dal 2000, condannato all’ergastolo per un omicidio che potrebbe non aver commesso.

Chico Forti era un campione di windsurf poi anche imprenditore di successo prima di essere travolto da quello che a detta di molti avrebbe i contorni di un gravissimo errore giudiziario. Dopo una giovinezza in giro per il mondo grazie alla sua attività di sportivo (faceva anche regate ad alto livello), Chico Forti vince un premio di 86 milioni partecipando a un quiz televisivo. Quindi, sceglie di trasferirsi a Miami dove diventa anche un produttore televisivo: gli affari vanno bene e, nel frattempo, mette su anche famiglia.

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Una vita perfetta. Si arriva al 2000, Chico Forti viene contattato dal proprietario, Tony Pike, di un famoso albergo di Ibiza che però non naviga in buone acque dal punto di vista finanziario: Pike gli chiede se è interessato ad acquistarlo. La trattativa sembra andare in porto: raggiunge Forti a Miami il figlio del proprietario Dale Pike per stabilire gli ultimi dettagli. Un giorno dopo, Pike verrà ritrovato cadavere (la morte è imputabile a dei colpi di arma da fuoco alla testa). Qui comincia il caso giudiziario che vede al centro Chico Forti.

La morte di Dale Pike

Chico Forti racconta di essere andato a prendere Dale Pike all’aeroporto e di aver passato con lui qualche ora prima di andare a prendere suo suocero (anche quest’ultimo sarebbe atterrato alcune ore dopo). Nei momenti passati assieme, Dale Pike incontra anche un uomo che Forti non conosce nel parcheggio di un locale: proprio nei pressi di quest’ultimo verrà ritrovato il suo corpo.

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Chico Forti venne a sapere della morte di Pike diversi giorni dopo quando si reca a New York per motivi di lavoro e, quindi, per incontrare anche Tony Pike, il padre della vittima. Nella Grande Mela però i due alla fine non si incontrano: Chico Forti si preoccupa ancora di più quando gli viene detto che Tony è di ritorno a Miami perché ha saputo che il figlio è morto. Forti va ad aspettare Tony all’aeroporto di Miami ma non lo vede arrivare: a questo punto lo contatta la polizia.

L’interrogatorio e la scena del crimine

Dal primo momento, l’interrogatorio di Chico Forti è condotto all’insegna delle irregolarità: innanzitutto, non gli vengono letti i suoi diritti (il noto “Miranda warning”), viene tenuto sotto torchio oltre ogni ragionevolezza, non vengono redatti verbali affidabili, registrazioni audio o riprese video, di fatto, gli investigatori gli impediscono anche di avere un avvocato nei primi momenti dell’interrogatorio, che si riveleranno fondamentali. I detective, infatti, gli fanno credere che anche Tony, il padre di Dale sia stato ucciso: Forti si spaventa e mente, negando di aver mai visto Dale. Ha detto una sola bugia, che tra l’altro ammette e giustifica poco dopo, ma sembra proprio che su questa si basino tutti i suoi guai.

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Altri punti oscuri nelle indagini riguardano sicuramente la scena del crimine: per farla breve, in tutto e per tutto, sembrava costruita per indicare un solo colpevole, appunto, Forti (anche se non ci sono tracce “fisiche” della sua presenza: non è stato nemmeno sottoposto al guanto di paraffina per individuare tracce di sparo sulle mani). Detto ciò, l’omicidio di Dale da parte di Forti rimane comunque un delitto senza movente, per certi versi senza senso. Non pochi, amici e parenti sì ma anche addetti ai lavori come investigatori indipendenti, giornalisti e diplomatici italiani e statunitensi, pensano che Chico sia stato sostanzialmente “incastrato”; basta dire una cosa a tal proposito: non è mai stata seguita la pista che porta all’uomo incontrato da Dale nella notte in cui è morto.

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